BlockChain e BitCoin: frodi o nuovi trend da seguire?

BlockChain e BitCoin?

BlockChain e BitCoin sono termini quasi sconosciuti per una tecnologia definita “disruptive” (dirompente, radicale, che esplode sul mercato ribaltando la vita del consumatore dall’oggi al domani e mandando nel dimenticatoio i propri predecessori). Proviamo a fare chiarezza.

Oggi molti accomunano il termine BitCoin a quello di BlockChain, come un qualcosa di unico e inscindibile. La teoria ci insegna che non è così, ma possiamo affermarlo anche in pratica?

Il BitCoin è una Criptovaluta, ossia una valuta digitale a cui viene attribuita una valutazione reale (USD/EUR) in base alla domanda/offerta del mercato.

La BlockChain è la tecnologia decentralizzata alla base delle criptovalute che permette di creare una moneta, trasferirla e certificarne ogni operazione in modo immodificabile, eliminando in definitiva la necessità di terze parti “fidate” come le banche.

Due concetti complessi, partiamo dal BitCoin.

Quanto appena scritto è la sintesi di due concetti estremamente complessi che richiedono competenze sia tecnologiche sia finanziarie, una buona propensione al rischio e una visione futuristica molto vicina alla fede. Un po’ eccessivo?

In questo primo articolo rifletteremo sul primo enunciato, ma pubblicheremo presto anche la spiegazione sulla blockchain.

Il BitCoin è una criptovaluta, quindi un qualcosa di impalpabile, a differenza di una banconota, ma potenzialmente con lo stesso valore. Peccato che a oggi non si possa comprare quasi niente: non c’è modo di utilizzarla in modo facile e “user-friedly” per effettuare acquisti, non ho un conto corrente dove depositarla e soprattutto non ho nessuno che mi aiuti o che mi spieghi come usare una criptovaluta…

La storia ci insegna.

Tutto questo è sufficientemente fuori dall’ordinario da far gridare alla frode al 99% delle persone sane di mente e al miracolo al rimanete 1 % (quelli non sani di mente).

Dall’ospedale mentale da cui sto scrivendo proverò a controvertere quanto ho appena detto. Pensiamo alla valuta come la conosciamo oggi, ossia la banconota di carta con cui acquisto i miei farmaci anti-depressivi (si, lo ammetto, sono tra quelli poco sani di mente che credono nelle criptovalute). Anzi, facciamo un ulteriore passo indietro, a quando lo scambio di merci e beni si basava sull’oro (monete, lingotti, pepite, ecc.): un bene veniva scambiato per un controvalore in metallo prezioso, conosciuta anche come valuta pesante. E sicuramente pesante lo era… Immaginate fare la spesa al supermercato con monete d’oro, al posto delle casse avremmo i forzieri e al posto dei cassieri degli orefici per pesare quanto dovuto: decisamente poco realizzabile.

A mio avviso, però, l’oro è stato l’antenato delle criptovalute: anche l’oro, infatti, non richiedeva una terza parte (banca) come attore sempre presente in ogni transazione e quello che avveniva era semplicemente uno scambio di un bene per un contro valore reale.

So che questa affermazione è un po’ forte, ma proseguiamo con la storia e proverò a farvi capire questo lontano legame.

Lo scambio tramite oro aveva il problema del trasporto, della gestione delle frazioni del suo valore, del luogo in cui custodirlo e depositarlo. Proprio per questo motivo, qualcuno ha pensato di creare un deposito in cui le persone potevano aprire un conto e depositare l’oro per evitare furti. Ma il vero colpo di genio è stato quello di creare un certificato cartaceo con un valore (il controvalore dell’oro versato): l’antenato della banconota, semplice da gestire, da frazionare e da trasportare.

A questo punto della storia (siamo intorno al XIV secolo) accade un qualcosa di inaspettato: alcune persone illuminate creano la banconota (al tempo nota di banco) e si passa da una moneta unica (l’oro) alla banconota (che mantiene un contro valore).

Si dice che l’appetito vien mangiando e nel 1971 gli Stati Uniti decidono che non è più necessario possedere un controvalore in oro pari alla valuta stampata, ma ogni stato può stampare un numero illimitato di banconote. Da qui la domanda sorge spontanea …. Ma se non c’è un contro valore in valuta pesante, il valore delle mie banconote da cosa è assicurato? La risposta è semplice: NIENTE! Questo significa che se ipoteticamente uno stato “crollasse”, la valuta locale varrebbe 0, anche se sono certo che qualcuno potrebbe affermare che è praticamente impossibile che uno stato possa dichiarare bancarotta. Prendo la citazione di uno spettacolo di Beppe Grillo: “La stessa cosa era stata detta anche dai progettisti delle torri gemelli ‘È praticamente impossibile che le torri possano cadere’, o dal capitano del sommergibile Greenwille che decise di fare una riemersione rapida in mezzo all’Oceano Indiano, quando un mozzo gli chiese se potesse esserci qualcuno sopra la risposta fu ‘Ma chi vuoi che ci sia, siamo in mezzo all’Oceano Indiano, è praticamente impossibile che si sia un peschereccio Giapponese di nove metri che ci aspetti sopra di noi’”. Forse dovremmo dare un valore diverso alla parola praticamente.

Qui entrano in gioco le banche, enti privati che “aiutano” lo stato (che può stampare valuta illimitata) a gestire e distribuire la valuta alle persone, utilizzano dei conti di deposito in cui gli utenti finali possono tenere il proprio patrimonio monetario e certificano tutte le transazioni che vengono effettuate questi ultimi. Essendo società private, le banche non lavorano per beneficienza, ma per generare dei profitti usando i capitali delle singole persone e, come la storia insegna, anche loro praticamente non possono fallire.

Ricapitolando.

Siamo giunti alla fine del primo punto.

Ricapitolando: l’attuale valuta cartacea è gestita da poche persone illuminate che hanno il potere di stampare valuta a loro piacimento per aumentare o diminuirne il valore rispetto ad altre valute. La valuta non ha un contro valore reale ed è gestita e distribuita da società private che ne certificano le transazioni e lavorano per i propri interessi.

A questo punto vorrei capire perché sia così abominevole parlare di criptovalute… Non hanno un contro valore reale (ma a questo siamo già abituati) e le transazioni sono certificate dalla rete e inserite nella famosa blockchain che è immodificabile. Questo vuol dire che le criptovalute presenti su un wallet (il portafoglio o conto corrente dei singoli utenti) non sono soggette a errori di mancanze o possibili manipolazioni interne (quindi non c’è una società privata che gestisce il mio denaro virtuale), il numero di valuta che viene creato è finito e nessuno può decidere di modificarlo a meno che la maggior parte della rete non sia concorde (a questo punto verrà creato un fork della criptovaluta, concetto che vedremo in futuro), le criptovalute non hanno limiti di giurisdizione perché sono alla pari di una moneta globale che a oggi non esiste; i pagamenti sono illimitati e i costi di gestione irrisori.

Ma non è che le criptovalute potrebbero essere l’evoluzione degli attuali sistemi di pagamento, decretando la fine delle banche come oggi le conosciamo, portando a una progressiva perdita di controllo da parte di banche e stati? Forse è questo che dà realmente fastidio e fa gridare allo scandalo e alla truffa.

D’altronde, tutte le grandi invenzioni passano dalla fase di non accettazione, rigetto, truffa, bolla, ma quelle che hanno solide basi e resistono alle “intemperie” creano quella spinta evolutiva che porta a una rivoluzione tecnologica, culturale e sociale. Internet ne è un esempio, un sistema inizialmente contrastato, combattuto, ritenuto inutile; un sistema che si è evoluto nel tempo per diventare quello che è oggi: una parte integrante e fondamentale nella vita di ciascuno di noi.

Riuscite a immaginare il mondo odierno senza internet? Il mondo si fermerebbe!

BitCoin e Criptovalute: un’ultima riflessione.

Questo lungo excursus sul BitCoin era doveroso per inquadrarlo sotto un aspetto diverso da quello fino a oggi presentato dai media o dalle istituzioni. Non so se sono riuscito a farvi entrare nell’1% di cui parlavo prima, ma spero almeno di avervi fatto riflettere.

Ma la vera rivoluzione, ossia delle fondamenta delle criptovalute, è la blockchain. Vuoi sapere anche tu di che cosa si tratta? Rimani in contatto con noi!

Paolo Ferrari
paolo@mon-k.com

Graduated in Information Technology, he has a twenty-year experience in data protection, information technology and cyber security. He worked at various Italian companies in the field of Networking & Security, covering both technical and managerial roles. His whole professional activity has been driven by the passion for innovation, technology and entrepreneurship, and this resulted in the participation and contribution to start-up projects and entrepreneurial activities. LumIT SpA and Mon-K Data Protection are the most relevant examples.

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